Oltre ai prodotti di qualità, oltre ad una storia che affonda le radici in un passato familiare, oltre alla voglia di innovazione, c’è qualcosa che rende speciale l’atmosfera quotidiana in Conceria Montebello: sono le persone, le loro storie, il loro essere un team affiatato che sprigiona voglia di crescere insieme, di sperimentare e di apportare, ognuno nel suo campo, un valore aggiunto.
Vogliamo dare un volto e delle parole ad queste persone, le persone Montebello, perché un prodotto è ancora più prezioso quando si conoscono le mani e le menti di chi lo ha realizzato, facendo la propria parte.
In un giorno di febbraio vogliamo dare voce a Viola Dalle Mese, responsabile Product Development e Marketing in Conceria Montebello, che ha condiviso una riflessione sul senso di cura, di fedeltà, di fiducia. Lo ha fatto in un giorno di febbraio conosciuto come il Dia del Galgo. Ecco le sue parole.
Dia del Galgo: imparare a prendersi cura

“Voi avete un giorno speciale dell’anno da celebrare in ogni giorno, e non solo nella sua ricorrenza?
Il mio è il 1 febbraio, il Dia del Galgo, la giornata mondiale del levriero spagnolo e lo è perché rappresenta a pieno la mia concezione di cura.
Le razze di levriero riconosciute dall’ENCI sono 13. Tra le più note Greyhound, piccolo Levriero italiano, Whippet o piccolo aiutante di Babbo Natale, Galgo Espagnol, Saluki, Borzoi, Levriero afgano.
Nonostante siano tra i cani più antichi al mondo, esistito già nell’antico egitto, e nonostante siano stati i primi compagni di caccia dell’uomo, presenti da lì in avanti in tutte le corti e indiscussi ambasciatori di nobiltà, oggi sono associati prevalentemente al mondo delle corse.
In Irlanda e Inghilterra sul cinodromo e in Spagna per la caccia alla lepre.
Note bene: Levriero deriva dal latino lepus – lepre / leporarius cane da lepre, quindi sfatiamo subito il mito che il levriero sia un cane da corsa. In primo luogo perché non esistono cani da corsa, e perché semplicemente è un cane che per conformazione fisica corre più veloce degli altri (un Greyhound può arrivare circa a 70 km/h).
Secondo le stime, solo in Spagna ci sarebbero circa 17.000 allevatori che detengono ciascuno tra i 15 e 25 galgo e 50-60.000 vengono uccisi ogni anno.
Colpo di scena del nostro racconto: l’uomo che sfrutta l’animale.
I galgo vengono allevati in massa, legati alle macchine per imparare a correre fin da cuccioli. Lasciati dormire, mangiare e defecare in buche di terra, vengono frustrati e fucilati quando non corrono.
Addirittura alcuni di loro vengono bruciati nei cassonetti quando non partecipano alle corse e per non farsi mancare nulla alla fine della stagione di caccia a febbraio avviene la mattanza, che consiste nell’impiccagione dei cani meno performanti lasciando una zampa a toccare terra in modo che lo spettacolo possa essere più doloroso.
Va detto, a negazione di quello che si dice, che i levrieri che si incontrano nelle nostre città non sono timidi. Sono terrorizzati, sono diffidenti verso la nostra razza.
Senso di cura, fedeltà e fiducia

Io ho due galgo. Achille e Onda. Il primo ha 10 anni ed è stato uno dei fortunati, un campione che hanno tenuto fino ai 6 anni per la caccia, che è stato venduto 5 volte e che ulula a gola spiegata ogni volta che mi sente uscire di casa. Onda ha 3 anni e per i primi mesi di convivenza non si faceva toccare, non riusciva a fare i suoi bisogni se non di notte, in casa anche se usciva 7 volte al giorno. Onda per il primo mese non dormiva se in presenza di qualsiasi essere umano.
Una buona percentuale di persone a questo punto si scatena con le classiche considerazioni gratuite quali: Dovevi proprio prenderne due? Sei da sola, come fai? A quante cose hai rinunciato per delle bestie? Ma la tua libertà! Ma non sono dei bambini!
Sulla categoria sono piuttosto rigida, lungi da me paragonarli a dei bambini, ma sono creature, sono vite. E così io a queste persone rispondo serenamente che loro mi hanno insegnato cosa significa avere cura.
Per prima cosa hanno curato me: dai dispiaceri, dal tempo perso a farsi problemi inutili invece che occuparsi realmente di qualche cosa. Mi hanno curata dal non saper dire mai di no, perché adesso di no ne devo dire alcuni. Mi hanno curata dalla mancanza di affetto, di cui tutti soffriamo ma siamo troppo moderni e social per dichiararlo. Mi hanno curata nel ritmo naturale, nel seguire il giorno e la notte, nell’avvicinarmi alla natura.
E poi, dualmente, mi hanno insegnato a prendermi cura di loro ogni giorno, con costanza, con determinazione di ferro per smuovere la diffidenza costruita nelle loro memorie precedenti. Mi hanno insegnato a curarmi del linguaggio, che io uso spesso e che per loro non significa nulla. A curarmi del mio corpo e del loro. A curarmi che ci sia sempre acqua e cibo o qualcuno che mi possa sostituire se vado via.
Mi hanno insegnato la presenza. Il prendersi cura è un modo di essere presenti.
La cura secondo Treccani: “un interessamento solerte e premuroso per un oggetto, che impegna sia il nostro animo che le nostre attività”.
Io credo fermamente che se adottassimo questo atteggiamento di cura quotidiana nelle nostre relazioni, nel nostro lavoro, le nostre vite avrebbero un sapore meno artificiale. Penso che si potrebbe ripartire a riscoprire un po’ di pace senza per forza iscriversi a 740 corsi di mindfulness, per quanto utili.
La morale quindi, a qualche giorno di distanza dal Dia del Galgo è, se non vi sentite di adottare, abbiate cura.
Auguro a tutti di avere una giornata speciale da celebrare quotidianamente.”
Conclusioni
Non esiste storia che non ci lasci qualcosa. Prendersi cura è vicendevole, in questo caso. Ecco alcuni riferimenti utili per conoscere meglio il mondo di questi animali fantastici e come e cosa fare per aiutarli.
- Associazione a favore di podencos e galgos
- Associazione per l’adozione
- Associazione per l’adozione, una delle più celebri del paese
- Recupero, cura e adozione levrieri.