L’industria del pellame a livello mondiale

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L’industria conciaria diventa più green e sostenibile nel lungo periodo, favorendo lo sviluppo di nuove strategie produttive a basso impatto ambientale.

Promuovendo i capisaldi dell’economia circolare, il settore è orientato alla realizzazione di pellame by product. La materia prima deriva dal comparto alimentare, recuperando materiali che – se non opportunamente impiegati – sarebbero responsabili di importanti problemi di smaltimento.

In quest’articolo, noi di Conceria Montebello intendiamo ricondurre la tua attenzione sulle ultime conquiste dell’industria del pellame mondiale, al fine di comprendere l’impatto delle azioni votate all’economia «zero sprechi» attualmente dominante: ecco cosa sapere.

I risultati della concia in Italia e in Europa

Dati alla mano, le ultime legislazioni a tutela dell’ambiente hanno favorito un rapido sviluppo del settore conciario non soltanto sul piano produttivo, ma anche sociale, finanziario ed etico. Infatti, la promozione di strategie commerciali equosolidali rispetta i territori e la biodiversità che li caratterizza e contribuisce a ridefinire gli equilibri votati alla qualità artigianale, non più alla quantità della materia prima.

In Italia, la cooperazione tra atenei di ricerca e università nazionali ha consentito di maturare iter produttivi a lunga durata con l’intento di preservare la tradizione conciaria dai cambiamenti ambientali che tutti noi siamo chiamati a fronteggiare. Nessuno escluso.

Nel dettaglio, l’introduzione nelle concerie di sistemi produttivi d’avanguardia ha fatto sì che queste diventassero un modello di sostenibilità unico. Inoltre, il pellame è da sempre un elemento indispensabile nella vita dell’uomo, dai semplici capi per coprirsi dell’antichità, a moderne opere d’arte che invadono il mondo della moda, dell’architettura e del design.

Un viaggio, quello dell’industria conciaria, che parte da molto lontano.

Dalla qualità del pellame alla desiderabilità del prodotto finale

L’impiego di pellame tratto dall’industria alimentare e agricola ha il vantaggio di trasformare un sottoprodotto di scarto in merce raffinata, desiderabile e di enorme valore.

E in effetti, la ricercatezza dei prodotti in pelle deriva, in larga parte, dalla materia prima.

Quest’ultima rappresenta, per i conciatori di tutto il mondo, il 50% circa dei costi sostenuti. Ecco svelato il motivo per cui la qualità, la flessibilità, la resistenza, la provenienza e la traspirabilità del pellame – così come la sua capacità di sopportare l’acqua o il calore – è la conditio sine qua non di lavorazioni destinate a durare nel tempo.

In aggiunta, molte sono le aziende europee (e non) che, nel tentativo di raggiungere l’eccellenza, hanno stabilito di specializzarsi sulla concia di una sola tipologia di pelle. La scelta della materia prima dipende in larga misura dall’industria agricola/alimentare del Paese.

In linea generale, gli ultimi report sembrano ribadire che l’industria della pelle globale è così suddivisa: 65% della produzione da pelle bovina, 15% da pelle ovina, 11% da pelle suina e 9% circa da quella caprina.

Import ed export: le dinamiche della globalizzazione

L’industria del pellame non possiede soltanto una sua natura nazionale. L’esportazione della materia prima in Europa e in USA è, infatti, correlata alle abitudini dei più grandi provider al mondo. È questo il caso della Cina, ma anche dell’Argentina, del Brasile e degli Stati Uniti d’America, specializzati nel riciclo del pellame bovino.

Elevate percentuali di materiale ovino vengono commercializzate anche da Australia e Nuova Zelanda. La pelle di capra viene prodotta prevalentemente nei Paesi mediorientali, così come in Pakistan, Bangladesh e Sudan.

L’Italia, in particolare, deve la sua eccellenza alla commistione di lavorazione conciaria e produzione di beni di lusso destinati alla vendita locale o all’esportazione mondiale.

Nel nostro Paese, circa il 50% della pelle impiegata quotidianamente viene destinata al settore delle calzature, della moda e della piccola pelletteria, così come all’industria automobilistica: prodotti storici, che contribuiscono a diffondere la fama del Made in Italy artigianale nel rispetto della lunga tradizione manifatturiera dello Stivale.

La filiera conciaria del futuro

Nell’ottica di un’industria conciaria più green e responsabile, l’attenzione dei consorzi si è recentemente concentrata sull’importanza del riutilizzo dell’acqua.

L’impiego di moderni sistemi di concia permette di depurarla per reimmetterla nei fiumi, ma anche di utilizzare i fanghi per produrre fertilizzanti e di recuperare, nel caso di concerie che ne fanno uso, il sale di conserva in ambito agricolo. Un percorso che nasce come sperimentale ma che si prospetta essere un’interessante promessa.