Storia della pelle: dalla preistoria alle passerelle d’alta moda

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Introduzione

Al giorno d’oggi, materiale elegante ed esclusivo utilizzato per la realizzazione di accessori e capi di abbigliamento; in passato, risorsa impiegata dai nostri antenati per difendersi dal freddo con vesti di fortuna. Questa è la storia della pelle.

Storia dal pellame

Quella del pellame è una storia lunga, anzi, lunghissima. I primi tentativi di essiccazione permisero agli uomini delle caverne di ovviare al problema della decomposizione; con il passare dei secoli, si comprese che l’esposizione della pelle ai fumi dei falò aveva il vantaggio di preservare la texture e la qualità del preziosissimo materiale. Fu così che nacque la concia alle aldeidi

E dal momento che la storia umana è un susseguirsi di piccole-grandi rivoluzioni, non sorprende che i nostri progenitori affinarono la lavorazione del pellame in maniera graduale, ma costante. La scoperta della concia al vegetale all’interno di catini riempiti d’acqua e cortecce permise di padroneggiare le basi della colorazione e della manutenzione dei capi di abbigliamento primitivi. 

La domanda sorge, quindi, spontanea: quali furono i momenti-chiave che consentirono al pellame di diffondersi a macchia d’olio da Est a Ovest, e di racchiudere al suo interno una lunga tradizione manifatturiera e artigianale?

Scopriamolo insieme. 

La lavorazione della pelle ai tempi degli egizi, dei greci e dei romani

Il nostro breve excursus storico non può prescindere dalla diffusione della pelle tra i popoli egizi, fenici, ellenici e latini. Il pellame divenne una risorsa di facile approvvigionamento, impiegata non soltanto per la realizzazione di capi di abbigliamento, ma anche per il confezionamento di accessori ornamentali. 

Con il passare dei secoli, le tecniche della concia consentirono ai greci di irrobustire il materiale in questione fino a trasformarlo in un validissimo rivestimento per scudi e corazze. La diffusione della pelle nel settore bellico raggiunse il suo apice durante il periodo del Sacro Romano Impero. 

Ad ogni modo, i maestri conciari indiscussi dell’antichità furono senza dubbio gli antichi commercianti arabi. Questi ultimi divennero primi a introdurre le tecniche ornamentali che consentirono di decorare il cuoio con una serie di intagli eseguiti con creatività e mano ferma. Dal Medio Oriente, la lavorazione della pelle si diffuse anche in Europa. 

Ogni epoca ha visto il pellame utilizzato come capo di abbigliamento, calzature, borse e borsoni, arredamento, ma anche recipienti per il cibo e addirittura moneta, pratica caduta velocemente per la difficoltà di realizzazione.

Un viaggio nel tempo alla scoperta del pellame nel Rinascimento e nell’Ottocento

La diffusione del pellame nel Bel Paese si attesta in epoca rinascimentale. Il materiale in questione venne impiegato nella decorazione delle pareti del Palazzo Ducale di Urbino, inaugurando una longeva tradizione di ornamento e arte conciaria. Sarà soltanto nell’ultimo decennio dell’Ottocento che si scoprirà la concia al cromo, effettuata mediante l’impiego di sali di cromo e bicarbonato di sodio. 

I vantaggi? 

Da un lato venne velocizzata la produzione di pellame e, dall’altro, si riuscì ad abbattere i costi di lavorazione – quelli del cuoio, in primis. Fu così che la pelle si trasformò in un materiale versatile, elegante e resistente. 

A differenza di quello lavorato con la concia al cromo, il cuoio conciato al vegetale risulta ancora oggi più pregiato, sebbene difficilmente lavorabile in virtù della sua intrinseca rigidità. Dati alla mano, la stragrande maggioranza dei prodotti realizzati in pelle sono tutt’oggi conciati con la tecnica a cromo (80-90%).

Industria, tecnologia e sviluppo: una prospettiva sul futuro del pellame

La tradizione manifatturiera tricolore è tra le più prolifiche della storia, dal Novecento a oggi, con una storia affascinante quanto prestigiosa. Con oltre 1300 aziende dislocate sul territorio del Bel Paese, non sorprende che la lavorazione del pellame si attesti, di diritto, tra i capisaldi dell’artigianato, della moda e della raffinatezza tricolore che viene invidiata in tutto il mondo. 

In aggiunta, la diffusione della tecnologia nei settori industriali e merceologici più disparati ha favorito la nascita di strategie e tecniche di lavorazione molto efficienti, nonché a più basso impatto ambientale. 

E mentre l’esportazione del Made in Italy raggiunge traguardi importantissimi per l’economia del nostro Paese, le prospettive future sono sempre più rosee. La storia ci insegna che la creatività e l’ingegno umano non hanno mai fine: non resta che preservare la cultura conciaria della nostra terra, con la stessa passione dei nostri predecessori. 

Fashion, design e sostenibilità 

C’è da dire che la pelle non è solo un materiale pregiato, è anche decisamente versatile poiché si presta a utilizzi disparati. La moda, nella sua essenza più coraggiosa, sovversiva, audace, ha fatto della pelle un must have che ha caratterizzato ogni epoca, dagli indimenticabili anni 80, decennio in cui i capi in pelle erano un vero e proprio status symbol, fino ad oggi, era in cui con la pelle si contraddistingue un livello altissimo di lusso, lunga durata, resistenza e ovviamente stile. 

Se nella moda la pelle è un punto di riferimento stabile, va detto che i suoi utilizzi dilagano con successo in diversi ambiti: l’architettura e il design di interni, ad esempio. 

I complementi d’arredo in pelle sono, ad oggi, sinonimo di pregio e classe, di stile senza tempo, caratterizzanti di un profilo che va dal classico al moderno. 

E dulcis in fundo, la pelle arriva dall’antichità ad oggi attraverso un viaggio fatto all’insegna della sostenibilità. 

La pelle trattata nelle concerie, infatti, è il risultato della lavorazione di materiali di scarto che, altrimenti, sarebbero non solo inutilizzati, ma anche difficili da smaltire. Un utilizzo nobile, quindi, di un rifiuto delle aziende alimentari. 

Un viaggio, quello della pelle, che parte da lontano e arriva fino a noi, con la promessa e l’impegno di continuare a sorprendere e a prestarsi a nuove innovazioni e sperimentazioni.